Fondata nel 1898 a Colonia, Rimowa è diventata simbolo dell’arte del viaggio. Ma il suo status leggendario inizia davvero nel 1937, con la prima valigia in alluminio: rigida, resistente, riconoscibile ovunque grazie alle iconiche scanalature verticali. Da accessorio da business class a vero e proprio cult. Oggi le valigie Rimowa si muovono più sui feed che nei terminal. Dopo l’acquisizione da parte di LVMH nel 2016, il brand ha rafforzato il proprio DNA di lusso, collaborando con nomi come Off-White, Dior, Supreme e Porsche.
Perché ci piacciono?
Il fascino delle Rimowa va oltre la funzionalità. Le vedi e pensi subito: status. Che tu stia partendo per Tokyo o semplicemente girando un TikTok in aeroporto, una valigia Rimowa comunica chi sei, o almeno chi vorresti essere. Non sorprende che sia diventata un simbolo generazionale: ce l’hanno i rapper, i designer, le content creatot e i dirigenti. Appare nei videoclip, nei backstage, nei vlog.
Il culto delle custom: Fioriino
Uno degli aspetti più affascinanti delle Rimowa è il modo in cui diventano tue.
Ogni graffio racconta una meta, ogni adesivo è una bandiera personale. È nata così una microcultura delle custom: da chi le copre di sticker vintage, ai progetti creativi come Fioriino, che reinterpretano le valigie grazie a strumenti come l’aerografo.
Rimowa ha persino abbracciato questa estetica collaborando con designer che elevano la valigia da oggetto funzionale a pezzo da collezione. Non è più solo questione di dove vai, ma di come ci arrivi. E cosa racconta il tuo bagaglio su di te.
Un’icona da portare (ovunque)
In un’epoca in cui l’accessorio è spesso più importante dell’outfit, Rimowa rappresenta uno statement. Minimalista ma d’impatto, sobria ma ostentata, è una valigia che, paradossalmente, non ha bisogno di essere usata per far parlare di sé.
Che sia all’uscita di un hotel a Parigi o sul sedile di un jet privato, Rimowa non è solo bagaglio. È identità.
Contenuto a cura di:
Giovanni Castellano