Non è solo un indumento. La pelliccia è un simbolo. Un sigillo di status, una dichiarazione visiva di successo, sfida e autocelebrazione. Dalle prime scene dell’hip hop americano fino alla trap italiana, il visone, la volpe o il chinchillà hanno raccontato più di quanto una canzone potesse dire, trasformandosi da semplice capo in manifesto di potere.
Dall’hip hop americano alla trap italiana
Negli anni 2000, l’hip hop consacra la pelliccia come trofeo del successo. Nei videoclip e sulle copertine, il lusso diventa arma estetica: dal “Mink Flow” di Young Thug, dove pellicce e mantelli sono protagonisti assoluti, fino agli outfit di Snoop Dogg negli anni ’80, eredi diretti dell’era “pimp chic”. Indossare una pelliccia significava due cose: rivendicare l’ascesa sociale “ce l’ho fatta” e sfidare le regole del lusso tradizionale, reinterpretandolo attraverso la lente del ghetto e della cultura urbana. Era la “regalia del ghetto”, la corona visiva del successo.
Moda e artigianato
Parallelamente, l’industria del lusso consolidava il mito della pelliccia. Fendi, nato nel 1925 proprio come atelier di pellicce e pelli, ha costruito parte della propria identità su questo materiale, elevandolo a simbolo di artigianalità e desiderio.
Negli Stati Uniti, atelier come Mink Inc. ad Harlem producevano capi su misura per i rapper più noti, fondendo alta moda e cultura di strada in una nuova forma di rappresentazione estetica. In Italia la scena è dominata, da anni, da brand come Clamar1958, noti nel settore per qualità e esperienza.
Crisi etica e trasformazione
Con l’avvento del nuovo decennio, la narrazione cambia. Le critiche legate a sostenibilità ed etica portano molti brand a dichiararsi fur-free: Gucci annuncia nel 2018 la fine dell’uso delle pellicce naturali.
Da simbolo di potere, la pelliccia diventa così oggetto di riflessione: un ricordo di un’epoca in cui l’eccesso era parte del linguaggio visivo del successo. Oggi la memoria di quel gesto, indossare una pelliccia davanti alle telecamere, resta come testimonianza estetica, non come desiderio da replicare.
Oggi la pelliccia è più di un capo e più di un ricordo: è un segno culturale, un frammento di estetica urbana che racconta la trasformazione del lusso, da status ostentato a simbolo da decifrare.
Contenuto a cura di:
Federico Costa