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SoftwareBoy: da Monterotondo a Tokyo, tra sculture, arte e cultura

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SoftwareBoy è il nome d’arte di Niccolò Falcioni Villani, designer italiano emergente con base a Tokyo, capace di fondere estetica digitale e arte fisica con una visione unica e radicale. Lo abbiamo intervistato per approfondire il suo percorso. Tra provocazione , cultura giapponese e uno stile di vita completamente dedicato alla sperimentazione.

Il ritorno di X-5 Kim: la genesi del progetto XBOYS

“X-5 Kim deriva da uno dei miei primi esperimenti con la stampa 3D, nel 2018. Non sapevo ancora modellare, ma scoprendo online i volti di personaggi pubblici ho subito avuto un’intuizione: unire la faccia di Kim Jong-un al corpo di un neonato. L’ho sempre immaginato come un eterno bambino, un dittatore nato tale.”

SoftwareBoy

Con questa visione satirica nasce X-5 Kim, primo pezzo political inspired della collezione XBOYS NFT, che debuttò con grande successo andando sold out. Oggi ritorna in forma fisica con la XBOYS DIMENSIONAL. Si tratta di una serie limitata di sculture alte circa 30-35 cm, pesanti, rifinite a mano e con dettagli estremi.

Ogni XBoy viene realizzato in studio, tra Italia e Giappone. Alcuni sono dipinti con vernici per aut, come il modello X-0, verniciato con la tinta “Magno Montagna” di Mercedes-Benz, altri sono volutamente danneggiati dopo la pittura, come Warrior X-17.

“Ogni pezzo arriva con una confezione in legno incisa a laser, fatta a mano. È parte del processo, e della mia volontà di rendere ogni opera un oggetto da collezione totale.”

SoftwareBoy

Un ponte tra Roma e Tokyo: il valore del “fatto a mano”

Il legame tra SoftwareBoy e il Giappone nasce molto prima del trasferimento a Tokyo.

“Da piccolo collezionavo carte Pokémon e giocavo a Zelda. Ho sempre ammirato Nintendo per l’approccio non violento ai videogame, così diverso da molte aziende americane.”

SoftwareBoy

Nel tempo, il fascino infantile si trasforma in amore per la cultura visiva giapponese: architettura, moda, artigianato. Un rispetto profondo per la tradizione e il “fatto a mano” che, come racconta, accomuna l’estetica giapponese a quella italiana.

Dopo diverse visite, ha deciso di trasferirsi a Tokyo nel 2024, lasciando Monterotondo (RM) per una delle capitali creative più dinamiche al mondo.

“A Tokyo lavoro da Studio Ether, nel cuore di Roppongi, insieme a Sante e Benjamin. Amo condividere il mio processo creativo con artisti e clienti che ogni giorno passano in studio. È così che sono finito anche in uno spot globale di Casio, girato proprio lì.”

SoftwareBoy

Vita e lavoro tra le metropoli

Fuori dallo studio, la vita in Giappone è ben diversa da quella italiana: più frenetica, meno rilassata, spesso isolante.

“Non è semplice fare amicizia con i giapponesi, sono molto distanti culturalmente. Ma ho un bel giro internazionale e farò del mio meglio per imparare la lingua.”

Software Boy

Il tempo libero, comunque, è minimo. Software Boy ha una lista lunghissima di progetti da completare: un cortometraggio girato in Cina nel 2024, sei nuove sculture fisiche, una collezione di moda disegnata e cucita in Italia, e nuovi pezzi di design sperimentale.

“Insieme al mio team, realizziamo anche gioielli, arredamento e commissioni personalizzate per artisti e brand. Dopo anni in solitaria, sto cercando persone con cui condividere il carico creativo. Il mondo è pieno di talenti, e io voglio imparare da chiunque.”

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Un futuro affamato di conoscenza

La filosofia di SoftwareBoy è chiara: imparare costantemente, lasciarsi ispirare, uscire dai confini creativi tradizionali.

“Non riesco a smettere di imparare. So che questo ritmo mi tiene lontano dalla pace, ma è il periodo fondamentale della mia vita. Sto investendo tutto in ciò che amo. E spero di continuare così, sempre.”

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