C’è stato un momento in cui nessuno poteva sfuggire a BAPE.
Logo ovunque. Shark hoodie chiuse fino al naso. Sneaker che si rifacevano alle Air Force ma brillavano di luce propria. BAPE era l’epicentro dell’hype, il sogno di chiunque bazzicasse tra rap, moda e skate culture nei primi anni 2000.
Ma oggi? La domanda è legittima: BAPE è ancora di moda?
Oppure è diventato uno di quei marchi che guardi con nostalgia, ma lasci lì?
A Bathing Ape, fondato nel 1993 da Nigo, è stato tra i primi brand a portare lo streetwear giapponese in Occidente.
Nato a Tokyo, cresciuto nei vicoli di Harajuku, il brand ha saputo costruire un’immagine precisa: caotica, riconoscibile, iconica.
Con influenze hip-hop e un amore per il paradosso (il nome fa riferimento a “una scimmia che si fa il bagno in acqua calda”), BAPE ha trasformato l’overbranding in linguaggio.
E Nigo, visionario e collezionista maniacale, è diventato uno dei primi veri creative director dell’era street.
Tra i motivi del boom globale: le Bapesta.
Linee chiaramente ispirate alle Air Force 1, ma reinterpretate con materiali, colori e grafiche che nessun altro osava usare. Dalla vernice metallizzata alle collaborazioni assurde (Marvel, SpongeBob, Kanye West), ogni release era un pezzo da collezione.
Ai piedi di Lil Wayne, Pharrell, Soulja Boy, le Bapesta erano status, cultura e moda in un solo colpo.
Anche nell’era dell’hype BAPE era ovunque.
Chiunque avesse un minimo di influenza nel rap game ne indossava una felpa.
Lo squalo sulla zip-up hoodie, la camo multicolor, il lettering gigantesco: era tutto pensato per farsi notare.
Era il periodo in cui l’hype era l’unica moneta vera, e BAPE stampava hype come se fosse carta.
Ma ogni corsa ha un punto di saturazione. E col tempo, quel modo di comunicare è diventato ripetitivo, imitato, inflazionato.
Oggi BAPE non ha più il peso culturale di una volta, almeno non in maniera costante.
È raro vederlo indossato con naturalezza, soprattutto dalle nuove generazioni.
Resiste in nicchie, tra collezionisti o nostalgici, e riemerge solo in occasioni specifiche.
Un esempio?
La recente collaborazione con KidSuper ha riportato un po’ di attenzione. Un’operazione riuscita non solo per lo stile, ma perché ha unito due visioni forti, con un certo senso di ironia e colore.
Ma a parte queste uscite, il brand sembra faticare a restare rilevante nel presente.
Forse è solo questione di tempo. BAPE è uno di quei brand che non moriranno mai del tutto, perché ha scritto una pagina fondamentale della storia dello streetwear.
Ma per tornare davvero a essere centrale, dovrà parlare un nuovo linguaggio.
E magari farlo senza perdere ciò che lo ha reso grande: la voglia di rischiare.
Bape è ancora di moda? Forse sì. Ma non nel modo in cui lo era. E forse, è proprio questa la sua nuova sfida.
Articolo scritto da:
Giovanni Castellano